E SE STESSIMO FACENDO IL TIFO PER I CATTIVI?

Dopo il disastro apocalittico di Showgirls, chiunque sarebbe uscito con le ossa rotte, citofonare alla carriera di Elizabeth Berkley per maggiori dettagli (volete saperne di più?), ma il nostro Paul Verhoeven ha la pelle spessa, anni passati a sollevare polveroni lo hanno rinforzato e, come abbiamo visto in questa rubrica, non è certo mai stato un tipo timido, quindi dopo un tonfo del genere il nostro cosa fa? Sceglie un soggetto facile facile, qualcosa all’insegna dei toni bassi per riguadagnarsi la fiducia del pubblico? Ma va! Verhoeven sceglie di adattare per il grande schermo un libro famoso, amato e (ovviamente) molto controverso, Fanteria dello spazio pubblicato nel 1959 Robert A. Heinlein. Quando distribuivano la timidezza, Verhoeven aveva decisamente altro da fare.

Per tutta la sua carriera Verhoeven è stato accusato di fascismo, incredibile per uno cresciuto in un paese proprio durante l’occupazione nazista, ma per il contenuto forte dei suoi film Verhoeven è stato accusato quando non era affatto logico farlo, quando la sua satira non è stata capita e persino quando ha chiesto a Sharon Stone di accavallare le gambe! Sapete chi è stato accusato di fascismo ed eccesso di patriottismo? Proprio il romanzo di Robert A. Heinlein che lo stesso Verhoeven ha candidamente ammesso di non aver mai terminato di leggere, rimesso sul comodino dopo alcuni capitoli proprio perché considerato troppo di estrema destra per i gusti del regista, tanto che il compito di adattare il libro per il grande schermo è stato affidato con molta gioia da Verhoeven al fidato Edward Neumeier e me lo immagino mentre se la ridacchia affidando al co-creatore di RoboCop la patata bollente.

Nella metà del 23° secolo (nel film non viene mai rivelato l’anno specifico in cui si svolge la trama: nel commento audio di Verhouven e Neumeier viene detto che si svolge nel 23° secolo) la Terra è governata da una federazione di stampo dittatoriale e carattere militare, che utilizza la violenza come strumento di affermazione e che conferisce i diritti politici solo a chi si arruola nei ranghi delle forze armate planetarie, segnando così una divisione netta tra combattenti e civili. La Fanteria Mobile, che si sposta nei vari territori umani della galassia, incrocia le strade con gli Aracnidi, una razza aliena proveniente dal lontano pianeta desertico di Klendathu. Gli “insetti”, che invadono pianeti lanciando degli asteroidi con getti al plasma e spargendo le loro spore nello spazio, sembrano essere nient’altro che macchine assassine. Johnny Rico, giovane studente di Buenos Aires, si arruola nelle forze federali dopo il diploma, ispirato dal professor Rasczek (ex militare) e per seguire la sua ragazza, Carmen Ibanez. Il loro rapporto è però destinato a deteriorarsi a causa della lontananza, di Zander (compagno pilota di Carmen) e delle differenti destinazioni dei due: aeronauta (cioè Marina) per Ibanez, soldato della Fanteria Mobile (quindi Esercito) per Rico. Anche il miglior amico di Johnny, Carl Jenkins, si arruola e viene assegnato nella Intelligence della Federazione per via dei suoi poteri psichici. Al campo di addestramento, Johnny, segue le istruzioni del sergente Zim, con i suoi metodi necessari a formare le reclute alla perfezione. Johnny si fa notare e gli viene dato il ruolo di caposquadra e stringe amicizia con i commilitoni come Ace, con il quale i rapporti sono inizialmente tesi, e in particolar modo con Dizzy Flores, una ragazza innamorata di lui che però non ricambia. Johnny la considera un’amica ma dopo la rottura con Carmen la loro amicizia si trasformerà in un rapporto d’amore. Purtroppo, durante un’esercitazione, un commilitone muore per sua responsabilità. Dopo essere stato flagellato per via dell’incidente, Johnny, chiama i genitori da casa per avvertirli del suo ritorno. Durante la chiamata le comunicazioni vengono interrotte da un asteroide lanciato dagli Aracnidi, che precipitando su Buenos Aires la distrugge e causa la morte di milioni di persone, compresi i suoi genitori.
Ora combattere è questione di vendetta. La guerra totale appena dichiarata agli insetti è l’occasione per ottenerla, così Johnny si ri-arruola alla Fanteria Mobile mentre questa organizza un’offensiva diretta a Klendathu. Il primo scontro a Klendathu contro gli insetti è un disastro e la Fanteria Mobile subisce un enorme numero di perdite. Johnny rimane ferito e durante il ricovero viene per errore classificato come ucciso durante l’azione, cosa che induce Carmen a credere che sia morto. Johnny, Ace e Dizzy vengono assegnati al plotone dei Leoni di Rasczak guidato dal tenente Rasczak (il professore di Johnny). I Leoni rispondono ad una chiamata di soccorso dal Pianeta “P”, dove scoprono un avamposto della Fanteria che è stato decimato dagli insetti. La chiamata si rivela così essere una trappola: uno sciame di Aracnidi assale il gruppo e nello scontro sanguinolento, Rasczak, viene ucciso mentre Dizzy rimane gravemente ferita e muore tra le braccia di Johnny. Lui e i sopravvissuti vengono tempestivamente tratti in salvo da Carmen e Zander. Al termine del funerale di Dizzy, Carl si riunisce con Johnny e Carmen, e afferma di percepire la presenza di un “Insetto intelligente” che comanda gli altri Aracnidi. Johnny viene promosso come nuovo Tenente dei Leoni di Rasczak (ora Leoni di Rico) e ora il suo obiettivo è quello di localizzare l’Insetto intelligente per porre fine alla guerra. Nelle prime fasi dell’operazione l’astronave pilotata da Zander e Carmen si spezza a metà quando viene colpita in pieno da un getto di plasma lanciato dagli Aracnidi dalla superficie del pianeta. Nel fuggi fuggi seguente la maggior parte dell’equipaggio muore, compresa la comandante della nave, per la quale Carmen nutriva grande stima. Lei e Zander riescono a mettersi in salvo con una scialuppa di salvataggio, ma precipitano sul pianeta, finendo nel sottosuolo proprio nel mezzo della tana degli Aracnidi. Johnny conduce Ace e Sugar Watkins nella tana per salvarli. L’insetto intelligente aspira il cervello di Zander perforandogli il cranio con la sua proboscide, ma quando prova a fare lo stesso con Carmen, questa gliela mozza con un coltello. Johnny minaccia gli insetti con una piccola bomba atomica e così l’Insetto intelligente libera Carmen. Gli Aracnidi si mettono ad inseguirli e Sugar, ferito mortalmente, si sacrifica detonando la bomba che uccide tutti gli insetti situati nella grotta. Una volta arrivati all’esterno, Rico e gli altri notano i fanti in festa e, seguendoli, si accorgono che l’Insetto intelligente è stato catturato da Zim, che ha deciso di essere degradato a soldato semplice pur di tornare a combattere. Carl, adducendo motivi di segretezza, si rifiuta di rispondere a Johnny che gli chiede se sia stato guidato mentalmente da lui per trovare Zander e Carmen nella tana. Il film si conclude con degli scienziati che esaminano l’Insetto intelligente, mentre Johnny, Ace e Carmen incitano lo spettatore di arruolarsi e seguire le orme degli eroi della Fanteria Mobile.

«Gli Insetti hanno lanciato un altro meteorite contro di noi, ma questa volta siamo pronti: le difese planetarie sono più forti che mai! Klendathu, origine degli attacchi, orbita in un sistema di stelle gemelle le cui violente forze gravitazionali producono una riserva illimitata di meteoriti-insetti, nella forma di questa cintura di asteroidi. Per garantire la sicurezza del nostro Sistema Solare, Klendathu deve essere distrutto!»
– Federal Network

Il grande Michael Ironside, nuovamente chiamato sul set da Verhoeven una volta ha pure provato a chiedergli come mai abbia deciso di dirigere un libro così di destra, la risposta del regista dice molto della sua idea di cinema, le sue intenzioni erano quelle di mostrare al cinema una perfetta utopia fascista, una società in cui tutti sono alti, biondi e con gli occhi azzurri, dove le cicatrici di guerra sono in bella mostra e nelle scuole vengono insegnati i valori della sopraffazione, della violenza e dell’interventismo, una società dove tutti sono super armati, eppure prendono lo stesso calci nel culo da un branco di insetti. La parola che state cercando è: satira.

Ovviamente, alla sua uscita Starship Troopers – Fanteria dello spazio indovinate un po’? Viene accusato di essere un’apologia sul fascismo, chi lo avrebbe mai detto. Forse anche per queste ragioni, o per la lunga ombra di Showgirls, il film è un flop, costato 100 milioni dolari riesce ad andare in pari giusto con l’home video, motivo per cui esistono due seguiti usciti direct-to-video, inaugurando così un’altra tendenza verhoveriana, ovvero quella di iniziare dei franchise i cui seguiti non sono proprio tutti pesche e crema. Eppure, fin dalla prima volta che ho visto Starship Troopers l’ho amato tantissimo, penso di averlo visto al cinema, di sicuro insieme ad un mio amico abbiamo consumato la VHS, al pari di Tremors era il mio film imperdibile da vedere e rivedere.

Cosa si può volete di più da un film quando sei un nerd? 129 minuti minuti di azione frenetica! Dei marines dello spazio, che qui si chiamano Fanteria Mobile, che sparano, sparano, sparano un quantitativo esagerato di proiettili come se avessero sbloccato l’opzione “proiettili infiniti” in uno sparatutto, contro degli alieni a forma di aracnide schifosissimi nella forma, ma realizzati con il minimo di CGI possibile e con tantissimi effetti vecchia maniera del grande Phil Tippett. Per un nerd dai gusti trucidi e iper violenti Starship Troopers ha il giusto livello di caciara e budella, di tette e di morte, sì, perché oltre ai letali Aracnidi da ammazzare nel cast il film si gioca una Denise Richards un attimo prima di fare il botto diventando una delle donne più sexy degli anni 90 e un’altra donna che ai miei occhi riusciva comunque ad oscurarla, la bellissima Dina Meyer per cui avevo già perso la testa in un altro film, ma questa è un’altra storia. Già allora mi erano chiari gli intenti satirici di Verhoeven, perché dai cavolo, sono palesi, eppure ogni volta che me lo rivedo questo film lo trovo migliore ed invecchiato alla grande, me lo sono riguardato qualche giorno fa e ho realizzato che il pubblico del 1997 non poteva essere pronto per Starship Troopers: è chiaro che il pubblico a cui questo film si rivolge è quello di oggi.

In un film di fantascienza, costruire un mondo che allo spettatore risulti credibile, dettagliato e con una sua coerenza interna è fondamentale, qui Verhoeven ci riesce alla grande, sfruttando al meglio le pennellate satiriche di Edward Neumeier, il mondo in cui si muovono i personaggi di Starship Troopers è sud-americano centrico, Buenos Aires è una delle città più ricche e popolate del mondo, Ginevra la capitale del mondo e la popolazione si divide tra civili e cittadini, i cittadini possono votare, avere figli, hanno la possibilità di iniziare carriere politiche e da giornalisti, insomma hanno i diritti base a cui tutti noi abbiamo accesso, con la differenza che per poterne usufruire devono prima prestare servizio militare, aviazione, fanteria mobile, oppure nell’intelligence militare che, però, predilige la parte di popolazione dotata di poteri extra sensoriali. Fin dal primo minuto è chiaro che questo mondo sia regolato da parametri paramilitari, gli insegnati a scuola sfoggiano tutti ferite di guerra, come Rasczak (il grande Michael Ironside) a cui manca un braccio, ma tanto aveva già dato visto che in Atto di forza li perdeva entrambi. Verhoven mette su un cast micidiale che nel 1997 era composto da tante giovani promesse, che vent’anni dopo, invece, sono il fiore all’occhiello del cinema di serie Z: Patrick Muldoon, ma soprattutto il mitico Casper Van Dien sono la pietra angolare su cui è fondata l’Asylum e anche Denise Richards non è proprio finita benissimo, ecco. Eppure, nel 1997 risultano tutti perfetti per questa soap opera spaziale con divise fasciste, Verhoeven prende tutti attori «belli, belli in modo assurdo», sembrano tutti modelli, tanto che sono palesemente troppo vecchi per essere studenti all’ultimo anno, ma poco importa, Denise Richards e, soprattutto, Dina Meyer sono da mordersi le nocche delle mani e ogni volta mi fanno pensare all’ingiustizia… sì, perché io in classe due così non le avevo mica!

Johnny Rico, il protagonista del film non poteva essere interpretato da altri se non da Casper Van Dien, perché, parliamoci chiaro, la satira nella satira di Verhoeven ruota anche intorno al fatto che il protagonista sia un “servo della gleba” (citando gli Elii) che per quella cosa che tira più di un carro di buoi, nella fattispecie di Carmen Ibanez (la Richards) corre ad arruolarsi nella fanteria mobile, definita nel film come «Carne fresca per il tritacarne», perché come dice lo stesso Rico, tenendo fede alla lotta tra classi sociali tipica dei film di Verhoeven, «La flotta pensi a volare la fanteria mobile a morire!». In questo senso il soldato senza gambe che tutto orgoglioso dice a Rico «La Fanteria Mobile mi ha reso l’uomo che sono oggi» serve a dirvi della satira del film, ma anche del livello di svegliezza di Rico che corre dietro ad una stronza indottrinato dalla società, quando ha a portata di mano Dizzy (Dina Meyer) che gli sbava dietro e se lo vorrebbe fare con tutte le scarpe! Se, poi, pensate che sia strano che uno che si chiama Johnny Rico, nel romanzo originale Juan “Johnny” Rico, di origini filippine, nel film invece di Buenos Aires, non sia proprio il vostro classico argentino, visto che Casper Van Dien è biondo e con gli occhi azzurri, io vi ricordo quello che ha sottolineato in varie interviste anche Verhoeven, ovvero che l’Argentina è uno degli stati in cui i nazisti in fuga sono andati a nascondersi per fuggire alle loro colpe, può sembrarvi un dettaglio da poco, ma tenetemi l’icona aperta che più avanti ci torno.

Forse in maniera meno palese rispetto a RoboCop, Starship Troopers si conferma un film rivolto al pubblico di oggi perché anticipa molte delle trovate che per noi ormai sono consuetudine, la federazione, il cui logo è una grossa aquila stilizzata (altro giro, altra icona da lasciare aperta «Volete saperne di più?») comunica utilizzando il Federal Network, un canale che trasmette porzioni di notizie che ci offrono uno spaccato della società, in prima serata vengono trasmesse esecuzioni pubbliche e mentre passano a rotazione pubblicità che sono veri e propri spot di arruolamento, una frecciona di mouse ci invita a cliccare per approfondire «Volete saperne di più?» diventa un tormentone ed è chiaro che il Federal Network, non sia altro che il nostro odierno modo di leggere le notizie (anche quelle finte oppure manipolate da chi comanda) su Internet, anticipando la nostra mania di condivisione e sensazionalismo a tutti i costi.

Immagino che tutti ricordiate un triste giorno di settembre dell’anno 2001, ancora oggi qualcuno sostiene che l’attentato sia stato “pilotato” (infelice scelta di parole lo so) dagli stessi Americani per giustificare le successive dodici e tredici guerre che hanno iniziato in paesi del mondo che non sanno trovare sulla carta geografica, non è importante quale sia la vostra posizione in merito a questo fatto, parliamo piuttosto di un dettaglio che allora mi colpì molto, anche se a pensarci è davvero molto stupido, ma perdonatemi, ho il cervello più piccolo di quello di un Aracnide. Nei giorni successivi all’attentato, ci fu un aumento degli arruolamenti tra le fila dell’esercito americano, ma una notizia minore mi colpì molto, tanto che ancora la ricordo: molti tatuatori registrarono un aumento della richiesta di tatuaggi con bandiere a stelle e strisce e soprattutto la classica aquila calva simbolo degli USA, provate a pensare cosa mi è venuto in mente quando allora lessi questa notizia? Bravi, proprio alla scena in cui i protagonisti corrono a farsi tatuare l’aquila della Federazione, un teschio e una frase cazzuta prima di partire per Klendathu, pianeta natale degli Aracnidi guarda caso quando? Proprio dopo la distruzione della città di Buenos Aires, avvenuta secondo il Federal Network per un meteorite lanciato da quei fottuti mussulmani con l’asciugamano in test… ah no, scusate, mi sono fatto prendere, volevo dire dagli Aracnidi!

Dettaglio su cui, però, Verhoeven è volutamente fumoso, muovendosi, come al solito, in quella zona grigia che caratterizza le sue trame e i suoi personaggi, ad un certo punto nel film un giornalista prima di parla di un avamposto di Mormoni che si è installato nella zona degli Aracnidi e poi in maniera ancora più chiara, ma frettolosa (come solo le notizie in rete possono essere), per bocca di un giornalista arrivano le parole «Sembra che gli insetti siano stati provocati da un’intrusione umana nel loro territorio e che vivi e lascia vivere possa essere una politica adatta», la risposta che arriva per bocca di Rico un secondo dopo è chiarissima: «Voglio solo dire, sono di Buenos Aires e dico sterminiamoli!». Satira, volete saperne di più? Persino il reparto costumi non le manda a dire, le divise grigio nere rimandano subito all’esercito nazista, ma quello più palese di tutti è il personaggio di Neil Patrick Harris, il futuro Barney Stinson di How I Met Your Mother che fa carriera nell’intelligence militare e a fine film entra in scena con una divisa nera da gerarca delle “SS” che si spiega da sola.

Come tutti i film della fase americana della carriera di Verhoeven, anche Starship Troopers sfrutta al meglio i canoni del genere a cui appartiene, ma preme a tavoletta sulla parodia, il film anticipa e mette alla berlina la politica interventista e colonialista degli Stati Uniti, soprattutto quella post 11 settembre, solo che lo fa nel 1997. Per 129 minuti Starship Troopers ci intrattiene alla grande con violenza, sesso, azione e mostri grossi ammazzati malamente (e umani uccisi peggio), ma in maniera sottile ci suggerisce un’idea subdola: e se la Federazione di cui la Fanteria Mobile è il braccio armato fosse gli invasori? Vuoi vedere che gli Aracnidi si stanno solo difendendo? Non staremo mica facendo il tifo per i cattivi? Paul Verhoeven non moralizza, non risponde, ma solleva dubbi e fa gran satira.  Per tutto il tempo si diverte a prenderci in giro, prende Casper Van Dien e lo fa frustare, non a caso da un nero, mentre Jake Busey, il figlio del grande Gary (lo si riconosce dai dentoni) durante la festa prende il violino (imparato a suonare apposta per questo film) e suona Dixieland, l’inno del esercito americano Confederato (quelli che hanno perso, quindi i CATTIVI) che negli Stati Uniti è considerato una canzone razzista e di estrema destra, tutti dettagli che emergono nelle varie visioni e ci restituiscono un film molto più affilato ed intelligente di quando una trama riassumibile con “soldati sparano ad insetti giganti” potrebbe limitarsi a dire. In tutto questo non mancano personaggi mitici: Michael Ironside e Clancy Brown sono duri come chiodi da bara e potrebbero essere eroi in un film a loro dedicato, qui sono sullo schermo insieme e se lo mangiano, anche se hanno due parti minori.

La violenza non manca, ho sempre trovato geniale che i fucili della Fanteria Mobile riescano a sparare un numero esagerato di proiettili, ma risultino pateticamente inefficaci contro gli Aracnidi, infatti su Klendathu, come da tradizione l’esercito americano della Federazione parte spavaldo e convinto di vincere, ma viene preso a calci nelle palle per dirla come avrebbe fatto il soldato Hudson di Aliens – Scontro finale.

Gli Aracnidi sono fighissimi, Phil Tippett ha riciclato il loro design da un bozzetto dei graboidi con le zampe del film Tremors 2 ed è una storia di riciclaggi quella di Starship Troopers pensate che le divise della Fanteria Mobile, per mancanza di fondi sono stato utilizzate anche da Joss Whedon per il primo episodio della sua bellissima serie TV Firefly. Proprio gli Aracnidi garantiscono la carnazza e il sangue che nei film di Verhoeven non mancano mai, infatti la conta dei morti di questo film è pazzesca, 256 sono i personaggi che vengono uccisi, escludendo la distruzione di Buenos Aires! Non manca nemmeno l’altro grande argomento fondamentale nei film di Verhoeven, sì, perché di fatto Starship Troopers ci mostra nuovamente gli effetti della guerra su di un gruppo di amici, proprio come accadeva in Soldato d’Orange e a questo punto dell’articolo dovrebbe essere chiaro che la donna che porta lo sconvolgimento nella vita del protagonista, un classico dei film di Verhoeven, qui sia rappresentata da Denise Richards.

Ma sapete quale altro classico verhoeveniano non manca qui? Gli spogliatoio misti! Quelli che in RoboCop facevano una timida comparsata mentre in Showgirls hanno rischiato di restare sul fondo, qui la camerata dei beh, camerati ha un ruolo fondamentale, con tanto di docce comuni in cui Verhoeven macchina da presa alla mano ha potuto rifarsi del fatto che la Richards si è rifiutata di fare scene di nudo altro motivo per preferire Dina Meyer! Menzione speciale per l’alieno cervelluto, il capo degli Aracnidi da solo capace di turbare gli incubi anche dei più freudiani tra di voi, ciccionissimo e dotato di mille occhi come un grosso ragno, al centro della faccia ha una… una… beh, diciamo un organo piuttosto riconoscibile che secerne secrezioni e dai cui esce un fallico artiglio con cui succhia via i cervelli, a distanza di anni continuo a pensare che un tale livello di schifezza capace di turbare le sicurezze sessuali degli spettatori non sia più stato eguagliato, diciamo che continuo a preferire le grazie della Meyer, ecco.

Anche per Starship Troopers le musiche di Basil Poledouris sono semplicemente perfette, un tema paramilitare che esplode nella sua potenza quando serve, di solito quando Rico urla «Avanti, Leoni! Volete diventare degli eroi?» (ma quanto mi gaso!!) e suonano davvero come la musica giusta per un film che ad un’occhiata distratta può sembrare un lunga pubblicità per l’arruolamento, mentre, invece, è un gran capolavoro di Verhoeven, invecchiato benissimo e sinistramente profetico, un altro aggiungerei.

Credits

Titolo originale: Starship Troopers – Paese di produzione: USA – Anno: 1997 – Durata: 129’ – Genere: fantascienza, guerra, azione, drammatico – Regia: Paul Verhoeven – Soggetto: tratto dal romanzo Fanteria dello spazio di Robert A. Heinlein – Sceneggiatura: Edward Neumeier – Fotografia: Jost Vacano – Montaggio: Mark Goldblatt, Caroline Ross – Effetti speciali: Phil Tippett – Musiche: Basil Poledouris, Zoe Poledouris – Scenografia: Allan Cameron.
Cast. Casper Van Dien: Johnny Rico (Fabrizio Manfredi) – Denise Richards: Carmen Ibanez (Georgia Lepore) – Neil Patrick Harris: Carl Jenkins (Corrado Conforti) – Dina Meyer: Dizzy Flores (Eleonora De Angelis) – Patrick Muldoon: Zander Barcalow (Francesco Bulckaen) – Clancy Brown: sergente istruttore Zim (Alessandro Rossi) – Jake Busey: Ace Levy (Nanni Baldini) – Seth Gilliam: Sugar Watkins (Riccardo Rossi) – Michael Ironside: Jean Rasczak (Angelo Nicotra) – Christopher Curry: Bill Rico, padre di Johnny (Dario Penne) – Lenore Kasdorf: signora Rico, madre di Johnny (Antonella Rinaldi) – Marshall Bell: generale Owen (Sandro Iovino) – Blake Lindsley: Katrina Mcintire (Rossella Acerbo) – Brenda Strong: capitano Deladier.

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