PARAGONABILE A UN POEMA EPICO SULL’INVASIONE ALIENA, DAI TONI VIVACI E COLORITI, QUESTO FILM SEGNA UN AMPLIARSI DEGLI EFFETTI SPECIALI DELLA CASA DI PRODUZIONE TOHO.

Nel corso della storia della fantascienza cinematografica vi è stato un periodo, durante gli anni 50, che ne rappresentò il momento più delirante, bizzarro e visionario: fu la cosiddetta Golden Age. Comparvero, in quegli anni ormai lontani, una serie di pellicole dai titoli insoliti e pieni di fascino come Cittadino dello spazio, La regina di Venere, Mondo senza fine, La meteora infernale, L’uomo che fisse nel futuro, Ultimatum alla Terra, Il pianeta proibito, Quando i mondi si scontrano, Ricerche diaboliche. Nessun film però potrà mai competere con la sfrenata, incredibile, esaltante e policromatica space opera intitolata I Misteriani realizzata nel 1957 dal geniale regista giapponese Ishiro Honda. Artista ormai famoso per aver portato sugli schermi di tutto il mondo il primo mitico Gojira (1954), questo grande autore del cinema fantastico era stato a lungo l’aiuto-regista preferito di un maestro indiscusso del cinema, Akira Kurosawa, con il quale tornò poi a collaborare negli ultimi anni di vita curando in parte la regia di Fujiama in rosso uno degli otto episodi che compongono lo stupendo, poetico e struggente film Sogni (1990).

Oggi non è facile rendersi conto di quale fu l’impatto del film di Honda quando nel 1959, due anni dopo la sua realizzazione, irruppe sugli schermi italiani con tutto il suo delirio visuale e i suoi strepitosi colori. È utile ricordare che due erano i tronconi in cui si articolava il panorama cinematografico di quei tempi: uno era costituito dai film di Totò, Fabrizi, Sordi e De Sica con situazioni, dialoghi e recitazione chiaramente mutuate dall’avanspettacolo; l’altro era quello del cosiddetto neorealismo, parola con cui con italica furbizia veniva propinato un tipo di cinema straccione con storielle di ordinaria vita quotidiana (tranne qualche rara eccezione) e fatto a volte addirittura con attori non professionisti. Questi  due generi cinematografici, l’uno e l’altro simboli di un paese ancora con un piede nell’800, ben riflettevano l’immagine di una società che, da poco uscita dalla retorica bellicista, non anelava altro che immergersi in atmosfere a lei più congeniali (quelle di Piccolo Mondo Antico e del libro Cuore, per intenderci). Quattro passi fra le nuvole (1942) l’opera di Alessandro Blasetti con la ben nota storia (più volte portata sullo schermo) del commesso viaggiatore che, per salvare la rispettabilità di una giovane contadina nubile e incinta, ne inganna la famiglia facendosi credere il marito ne è un classico esempio. Al contrario di oggi la fantascienza era invece considerata materia per gente non troppo a posto con la testa e i fruitori del genere erano ritenuti individui da tenere sotto controllo in quanto potenzialmente pericolosi. Circolavano però anche alcuni western, molte pellicole sulla guerra mondiale da poco conclusa, altre con la coppia comica Jerry Lewis – Dean Martin e, come massimo della trasgressione, i film francesi con il sex-simbol dell’epoca, Brigitte Bardot, di cui si intravedevano a stento le grazie cancellate con fredda determinazione e senza alcuna pietà dalle forbici della severissima censura clerico-democristiana; va peraltro precisato che queste ultime pellicole, allora cosiddette audaci, venivano visionate di nascosto solo da pochi temerari in quanto correva voce, abilmente alimentata dai parroci di quartiere, che gli spettatori di quelle oscenità sarebbero incorsi nella eterna dannazione.

Il film di Honda ebbe il non trascurabile merito di aver contribuito a sprovincializzare i gusti del pubblico di allora proseguendo così l’opera iniziata qualche anno prima proprio da Kurosawa con il suo Rashomon, altro successo giapponese ricco di elementi fantastici. La vicenda narra di un’invasione su vasta scala scatenata dai Misteriani, alieni originari del mitico, ormai distrutto, quinto pianeta del Sistema Solare: Misteroid. Il loro poderoso attacco alla Terra viene lanciato da un avveniristico e gigantesco complesso sotterraneo situato alle pendici del Fuji; questa tecnologica superfortezza, dai corridoi senza fine, con sibilanti armi elettroniche e una immensa torre di cristallo è l’antenata della Morte Nera che George Lucas, molti anni dopo, immaginerà per il suo film Guerre Stellari (1977). Il film, tratto da un racconto di Jojiro Okami, presenta una trama ben strutturata con snodi narrativi ben concatenati e poggia sulla valida sceneggiatura del bravo Takeshi Kimura.

In Giappone una serie di catastrofi e avvenimenti inspiegabili inducono il giovane astrofisico Ryoichi Shiraishi (Akihiko Hirata) a ipotizzare che sulla Terra siano giusti esseri di un altro mondo. Il suo comportamento inquieto e nervoso preoccupa la sorella Etsuko (Yumi Shirakawa), la sua amica Hiroko (Momoko Kochi) e un comune conoscente, il giornalista Joji Atsumi (Kenji Sahara). Qualche tempo dopo, durante un terremoto, l’astrofisico scompare senza lasciare tracce. Altre catastrofi, tra cui l’apparizione di un gigantesco robot che semina morte e distruzione, spingono Atsumi a contattare l’eminente astronomo Adachi (Takashi Kimura), Insieme essi decidono di indagare sulla teoria e sulle scoperte di Shiraishi e scoprono così che le intuizioni dello scienziato scomparso sono esatte. Alle pendici del monte Fuji viene infatti individuata una struttura aliena. Gli alieni, di forma umanoide, provengono dallo scomparso quinto pianeta del Sistema Solare, disintegrato a causa di un conflitto nucleare scatenatosi fra gli stessi Misteriani e sono i discendenti di alcuni superstiti che riuscirono a fuggire su Marte. Chiarita la loro provenienza gli alieni si affrettano a enunciare dichiarazioni di pace e amicizia avvalorate dalla ricomparsa dell’astrofisico che si dice pronto a testimoniare la loro buona fede e con i quali afferma di essersi alleato data la loro grande superiorità scientifica e morale. L’atteggiamento aggressivo e ambiguo dei Misteriani induce però il governo giapponese a pianificare e a sferrare un attacco contro la loro base. L’attacco, nonostante l’imponente dispiegamento di forze, si conclude con una spaventosa disfatta data la potenza delle armi di cui dispongono gli alieni che si avvalgono anche di un grande satellite artificiale come base per i loro dischi volanti. Mentre le azioni degli invasori spaziali si fanno sempre più aggressive, giungendo a rapire Hiroko, Etsuko e altre giovani donne con l’intento di rinvigorire la loro razza, tutte le nazioni del mondo si uniscono nello studio di nuove strategie idonee a fronteggiare il pericolo crescente. Infine l’esercito giapponese, con una nuova fantastica arma denominata Markalite (il nome sarà in seguito utilizzato per una fanzine americana sulla fantascienza giapponese), conduce un devastante attacco contro la fortezza aliena mentre nel contempo l’astrofisico, resosi conto che la vera intenzione dei Misteriani è la conquista della Terra, riesce a liberare le ragazze rapite e a compiere azioni di sabotaggio. Assai originale il finale che vede gli invasori superstiti ritirarsi in ordine e in buon numero sulla loro stazione spaziale. Ora tutte le nazioni della Terra coalizzate dovranno tenersi sempre pronte a contrastare la vendetta dei misteriani.

They come from another world…. They want three kilometers of land–and…FIVE of your WOMEN!
– tagline edizione USA

Mentre per Gojira l’idea iniziale è figlia in qualche modo de Il risveglio del dinosauro, per I Misteriani il collaudato trio Tanaka / Honda / Tsuburaya si ispira al celebre La guerra dei mondi (The War Of The Worlds, 1953) diretto da Byron Haskin sotto la sapiente ala produttiva di George Pal, una pellicola a cui il 30% dei film di fantascienza deve qualcosa, e praticamente riproposto da Roland Emmerich (non dimenticate questo nome) con il titolo di Independence Day. Già in altre pellicole giapponesi, comunque, si erano ispirate a La guerra dei mondi, prima fra tutte Soratobu Enban Kyofu No Shugeki (1956), sceneggiato e diretto da Shinichi Sekizawa, in seguito autore di diverse avventure di Godzilla. Nella trama, l’unica differenza de I Misteriosi è che gli alieni sono venuti sulla Terra per rapire le donne terrestri. Questa pellicola, che per certi versi rimanda ad Assalto alla Terra, è fortemente permeata da un substrato di xenofobia: infatti il messaggio leggibile fra le righe de I Misteriani, mediato dalla consueta “metafora spaziale”, è il tentativo operato dai protagonisti di scongiurare il pericolo di una possibile contaminazione razziale del popolo giapponese. Questa fobia è una delle ragioni che determinarono l’autoisolamento del Giappone e la sua chiusura nei confronti di altre civiltà. Ancora oggi lo straniero viene individuato come una figura a parte, tanto che negli aeroporti c’è un passaggio obbligato destinato ai forestieri contraddistinto dall’insegna “Aliens”. Gli extraterrestri hanno il loro imbarco personalizzato, insomma. L’idea della conservazione della razza è stata per millenni un elemento comune a vari popoli: dai Romani (dove l’episodio del ratto delle Sabine calza a pennello con la sua parafrasi cinematografica de I Misteriani) alla tristemente nota “razza ariana” pianificata da Hitler e dai nazisti.

Paragonabile a un poema epico sull’invasione aliena, dai toni vivaci e coloriti, I Misteriani, prodotto dalla Toho, segna un ampliarsi degli effetti speciali della casa di produzione, che accantonerà una volta tanto i grandi mostri (Godzilla & Co.) e armerà la razza aliena con la robotrivella Mogera (che in giapponese ha un’assonanza con “talpa”). Questa creatura meccanica, oltre a essere il primo grande robot della cinematografia giapponese, sarà fonte d’ispirazione per la corazzata modulare MOGERA (Mobile Operation Godzilla Expert Robot Aerotype) utilizzata nel film Gojira vs Spacegojira diretto nel 1994 da Kensho Yamashita.

Molte e superbamente realizzate le scene di battaglia nelle quale emerge tutta la maestria e sicurezza del regista e anche la sua personale esperienza di combattente durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli effetti speciali sono di ottima fattura e modellini e miniature sono inseriti in modo mirabile e senza sbavature all’interno delle scene reali tra le quali spicca lo schieramento di una vera batteria di obici da 105/22 dell’esercito giapponese realizzata con tecnica da manuale. Altro esempio della cura maniacale dei dettagli è relativo agli aerei impiegati nei combattimenti; in una prima fase vediamo infatti impiegato contro la cupola degli alieni il caccia-bombardiere F-86 H Sabre, in una successiva fase di scontri con i dischi volanti vediamo invece impegnato, più giustamente, il caccia-intercettore F-104 J Starfighter. Estremamente credibili i dischi volanti raffigurati sulla base di autentici filmati di presunti avvistamenti UFO. In particolare è dato di credere che Tsuburaya si sia ispirato al noto episodio nel 1957 nei presi di una base militare del Montana; avvistamento testimoniato e ripreso da Nick Mariana che descrisse gli UFO come oggetti argentati dalla superficie levigata che si muovevano a velocità contenuta.

Come detto in precedenza, I Misteriani è prodotto dal duo Honda (regia) / Tsuburaya (effetti speciali), che alternarono film splendidi e tecnicamente perfetti a discutibili pellicole, realizzate a tempo di record. Fra le note dolenti ci sono alcuni costumi: quando gli scienziati si avvicinano alla cupola, sono invitati ad indossare un abbigliamento speciale per proteggersi dallo sbalzo, altrimenti letale, di temperatura e pressione atmosferica. Una volta giunti all’interno, scopriamo che lo “speciale” abbigliamento è nulla più che una mantellina nera stile Dracula! Il robot gigante, Mogera, che anticipa di circa 15 anni MechaGodzilla, armamentario compreso, venne realizzato da Tsuburaya con il solito sistema dell’attore all’interno di una tuta. La stessa équipe di tecnici dovette costruire anche parecchie decine di dischi volanti, nonché le miniature delle città da distruggere. Le armi furono invece realizzate tutte con effetti ottici. Vari i possibili richiami ad altre pellicole: dalle  tute indossate dai Misteriani, che ricordano vagamente il custome di Super Giant (un supereroe protagonista di una serie di cortometraggi tokusatsu prodotti dal 1957 al 1959), ad alcuni fondali, chiaramente ispirati alla città dei Krell de Il pianeta proibito (1956).

Gli interpreti recitano con stupefacente naturalezza di stile americano; spiccano nel cast, oltre ai già citati Akihiko Hirata, Yumi Shirakawa e Kenji Sahara, il grande e mitico Takashi Kimura (capo dei sette samurai del film omonimo) e, benché irriconoscibile sotto la tuta, Yoshio Tsuchiya l’inquietante comandante alieno. Molto validi anche tutti gli altri comprimari nelle loro brevi ma incisive apparizioni: Susumu Fujita (generale Morita), Yoshio Kosugi (comandante Sugimoto), Harold S. Conway (scienziato americano), George Furness (rappresentante ONU), Hisaya Itoh (capitano Seki). In evidente stato di grazia tutto lo staff tecnico a cui va attribuita una particolare parola di elogio; Akira Watanabe (direzione artistica), Teisho Arikawa (fotografia effetti speciali), Hidesaburo Araki (fotografia ottica), Masai Shiroda (tecnico luci), Hiroshi Mukoyama (fotomontaggio).

La vicenda scorre fluida e dinamica, senza incertezze e senza un attimo di respiro supportata da dialoghi intelligenti che propongono una plausibile teoria in merito all’esistenza della fascia degli asteroidi che, a migliaia, sono posizionati fra le orbite di Marte e Giove. I Misteriani ha un ritmo incalzante, è pieno di idee fantasiose e di molte trovate originali e si avvale di imponenti scenografie realizzate otticamente grazie a ottimematte shotsoltre ad effetti speciali, di qualità assai rara in quei tempi, ideati e realizzati dal mago dei trucchi Eiji Tsuburaya. Il film è inoltre sostenuto da uno splendido, espressivo e pittorico uso del colore, da una recitazione assai misurata e convincente e dal magnifico e coinvolgente commento musicale di Akira Ifukube.

A Roma la prima proiezione avvenne il 17 luglio 1959 nella sala ancor oggi la più prestigiosa della Capitale a conferma dell’alta considerazione in cui la pellicola era tenuta fin dall’inizio. Le critiche, tenuto conto che allora la fantascienza era considerata la superstizione del 20° secolo, furono molto lusinghiere.

«…una immaginazione che non sconfina mai nel campo dell’orrido ma va dritta nella sua direzione scientifica-tecnologica e la dignità on cui gli attori fanno il loro mestiere. Alla regia di Ishiro Honda e allo schermo panoramico dobbiamo poi scoppi e fantasmagorie di colori quali nessun tecnico occidentale saprebbe fare.»
– da una recensione dell’epoca

Il film pertanto ottenne subito un lungo e ben meritato successo grazie anche alla distribuzione capillare e prolungata di quei empi; Honda, con questa opera, veniva definitivamente consacrato come un maestro della moderna fantascienza cinematografica dove avrebbe dominato per i successivi venti anni con una produzione infinita di incredibili invasioni.

I Misteriani è uno dei più divertenti film di fantascienza di tutti i tempo; è ricco di grandi momenti capaci di catturare non solo il pubblico dei giovani ma anche quello di più adulti e smaliziati spettatori e ci configura come la più ispirata e geniale delle opere di Honda e come la più grandiosa e riuscita realizzazione della Toho nel settore fantascientifico. Il connubio fra gli innovativi effetti speciali, l’intrigante contenuto narrativo ricco di allusioni sessuali, il ritmo sostenutissimo e la suggestiva spettacolarità furono elementi di novità assai apprezzati. Frutto di un’epoca, di una sensibilità e di una innocenza ormai perdute, è il mirabile esempio di una fantastica e irripetibile stagione cinematografica; un gioiello troppo presto ingenerosamente dimenticato.

Credits

Titolo originale: 地球防衛軍, Chikyu Boeigun (“Forze di difesa della Terra”) – Paese di produzione: JAP – 8 giugno 1959 – Durata: 89’ (Eastmancolor, Tohoscope) – Genere: tokosatsu – Produzione: Tomoyuki Tanaka – Regia: Ishiro Honda – Sceneggiatura: Takeshi Kimura – Storia originale: Jojuro Okami – Fotografia: Hajime Koizumi – Luci: Kyuichiro Kishida – Direzione artistica: Terukai Abe – Editore: Hiroichi Iwashita – Musiche: Akira Ifukube – Registrazione sonoro: Masanobu Miyazaki – Suono: Toho Dubbing Theatre – Effetti sonori: Ichiro Minawa, Toho Sound Effects Group – Manager produzione: Yasuaki Sakamoto – Assiste regia: Koji Kajita – Effetti speciali: Eiji Tsuburaya – Fotografia effetti speciali: Teisho Arikawa – Direzione artistica: Akira Watanabe – Fotografia ottica: Hidesaburo Araki – Fotomontaggio: Hiroshi Mukoyama – Luci: Masao Shiroda – Casa di produzione: Toho – Distribuzione (Italia): RANK – Registrazione: Western Electric Microphonic e Perspecta Stereophonic Sound – Sviluppo: Tokyo Development – JP riedizione: 1978.
Cast. Kenji Sahara: Joji Atsumi (Massimo Turci) – Yumi Shirakawa: Etsuko Shiraishi (Vittoria Febbi) – Momoko Kôchi: Hiroko Iwamoto (Miranda Bonansea) – Akihiko Hirata: Ryoichi Shiraishi (Gianfranco Bellini) – Takashi Shimura: professor Tanjiro Adachi (Amilcare Pettinelli) – Susumu Fujita: generale Morita (Gino Baghetti) – Yoshio Kosugi: capitano Sugimoto (Bruno Persa) – Fuyuki Murakami: dottor Nobu Kawanami (Cesare Barbetti) – Tetsu Nakamura: dottor Koda (Carlo Romano) – Yoshio Tsuchiya: capo dei Misteriani (Nando Gazzolo) – Minosuke Yamada: segretario della difesa Hamamoto (Sergio Tedesco) – Harold Conway: dottor DeGracia (Cesare Fantoni) – Yutaka Sada: capitano di polizia Miyamoto (Vinicio Sofia) – Akio Kusama: capo della polizia Togawa (Oreste Lionello) – Tadao Nakamaru: tenente Yamamoto (Glauco Onorato).
Edizione USA. Titolo originale: The Mysterians – Esclusività: Metro Goldwyn Mayer – Presentazione: RKO Radio Pictures – Edizione: Leow – Supervisione: Jay Bonafiels – Dialoghi: Peter Riethof, Carlos Montalban – Sviluppo: Metrocolor – Suono: Perspecta Stereophonic Sound – Durata: 87’ – Distribuzione: 15 maggio 1959 – US double-bill: Watusi (MGM, 1959).
Edizione italiana. Esclusività: Rank Distributor of Italy – Doppiaggio: CDC – Distribuzione: 8 giugno 1959 – IT riedizione: UFO I Misteriani.

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