PRODOTTO DIFFICILE DA RELEGARE NELL’ABISSO DEI FILM DA DIMENTICARE, COME È RISCHIOSO ELEVARLO ALLA STATURA DI PELLICOLA ORIGINALE E BEN RIUSCITA.

Coproduzione nippoamericana diretta da Richard C. Serafian con lo pseudonimo di Alan Smithee, Solar Crisis si ricorda negli annali del cinema fantascientifico come uno dei film più dispendiosi dei primi anni 90, ricco di effetti speciali e di stelle hollywoodiane, tra cui i premi Oscar Jack Palance e Charlton Heston. In Giappone ebbe un enorme successo di botteghino, ma gli americani le relegarono istantaneamente al mercato video, alla stregua con la marea di B-Movies che increspa le acque della produzione indipendente americana. È basato sul romanzo giapponese Kuraishisu Niju-Goju Nen di Takeshi Kawata.

Siamo nel 2050, e per il mondo si prospetta la catastrofe definitiva: a breve il Sole avrà un brillamento, denominato Starfire, che lambirà ben presto con la sua lingua di fuoco il pianeta, annientandolo. Ecco così che nel panico generale i membri dello United Command reclutano sedici valorosi che affronteranno il viaggio, probabilmente senza ritorno, a bordo dell’astronave Helios per lanciare contro l’astro in fiamme una bomba antimateria intelligente (ribattezzata Freddy), progettata per deviare la macchia e rispedirla dall’altro lato del Sole. Nell’oscurità, nonostante tutta l’illuminazione di poc’anzi, le forse del Male tramano: ecco così che la multinazionale IXL con sede a Las Vegas – non convinta della corretta interpretazione dei dati solari – decide di boicottare la missione dell’Helios,generando un’ondata di panico che gli consentirà di appropriasi a prezzi stracciati di tutti gli immobili del pianeta, per poi rivenderli a peso d’oro passata la crisi. Il gotha dell’IXL è formato dal perfido Arnold Teague (Peter Boyle, celebre per aver interpretato la tragicomica creatura in Frankenstein Jr. di Mel Brooks), il dottor Gunther Haas (Paul Koslo) e la dottoressa Claire Beeson (una stronzissima Brenda Bakke, già vista in Gunhed): Teague e Beeson se la intendono a meraviglia, sfruttando il povero Haas, boccalone e asservito alle voglie della collega. Unica tappa dell’Heliosnel suo viaggio verso il Sole è la base spaziale orbitante Skytown, dove il comandante della missione suicida Steve Kelso incontrerà l’ammiraglio ‘Skeet’ Kelso (Charlton Heston), suo padre. L’ammiraglio è preoccupato per il nipote, il piccolo Mike (figlio di Steve) e concentra le ricerche sulla Terra, nel deserto dove si sono perse le tracce del ragazzo, lasciando carta bianca al figlio di fondersi con l’infinito (in tutti i sensi). Il resto dell’equipaggio della Helios: Borg, Ken Minami e la psicologa Alex Noffe (che ci fa un pezzo di psicologa del genere contro il Sole?) – che si rivelerà concepita in laboratorio – più la ciurma porteranno l’astronave a distanza utile dal Sole per poi sganciare Freddy, dotata di computer e voce propria, confidando poi in una manciata di attimi per allontanarsi dal teatro dell’esplosione. Il problema è che per svolgere il proprio compito Freddy dev’essere portato sull’obiettivo da un pilota, da scegliersi fra Ken, Alex e Steve. Si offrirà volontario Ken (Tetsuya Bessho, unico orientale del film), mentre un agente della IXL piegherà Alex ai voleri dei suoi superiori, affinché saboti la spedizione. Il deserto dove Skeet cerca il nipote scomparso invece sembra dover diventare la tomba del povero Dottor Haas, che rifiutando collaborazione a Teague ci si è ritrovato: lo scienziato perso nella calura delle sabbie incontrerà nientemeno che Mike Kelso, schiantatosi nei pressi con il suo ricognitore d’addestramento (il rampollo è un pilota in erba) e salvato da un folle eremita (Jack Palance). Ma un killer dai capelli ossigenati è sulle tracce di Haas, per metterlo a tacere per sempre: insieme al Dottore troverà la morte anche l’eremita, mentre Mike è salvato dal nonno, che ha già provveduto a circondare il quartier generale dell’IXL. L’accoppiata Teague/Beeson concluderà il proprio sodalizio con una vampata nel cielo di Las Vegas, raggiunti da un missile terra-aria mentre sono in fuga dagli uomini dell’Ammiraglio. Nello spazio si consuma il tradimento di Alex, che dopo vari sabotaggi scarica tutti i sospetti su Ken, che verrà sollevato dal pilotaggio di Freddy. La tragedia incombe, e un’esplosione nell’hangar della Helios ucciderà alcuni membri dell’equipaggio, tra cui il povero Ken, scagionato dalla sua morte. Steve metterà agli arresti la traditrice, determinata a compiere lui il lancio suicida, ma Alex, tornata in sé e desiderosa di espiare le proprie colpe, tramortirà il bel comandante per prendere il suo posto. L’esplosione devierà la traiettoria della macchia solare secondo le aspettative e il mondo sarà ancora una volta salvo.

Nell’anno 2050 la battaglia per salvare la Terra sarà combattuta sul Sole
– tagline edizione italiana

Solar Crisis è un prodotto difficile da relegare nell’abisso dei film da dimenticare, come è rischioso elevarlo alla statura di pellicola originale e ben riuscita. Infatti uno dei grossi limiti della storia non sono gli effetti speciali o lo script, piuttosto esile ma funzionale, ma il continuo riciclo di altre situazioni futuribili, spaziali e non, mutuato da svariate pellicole di successo di quel periodo, a cominciare da Star Trek (la stazione orbitante Skytown), 2001: Odissea nello spazio, per proseguire con la trilogia di Mad Max (in particolare il terzo capitolo, Mad Max oltre la Sfera del Tuono). La commistione di tutti questi deja vù, per quanto accompagnata da scenografie indubbiamente spettacolari, delude le aspettative dello spettatore, ormai smaliziato a un montaggio ben più intrigante e a trovate sempre nuove (e la cosa in sé spesso non basta a far decollare un film!). Le stesse star sono bene o male confinati in ruoli macchiettisti, da Heston (terribile la parte dedicata alla ricerca del nipote, un’autentica pietra al collo al ritmo della vicenda), a Palance, che non può espandersi oltre i confini del proprio personaggio e muore poco dopo aver fatto la sua entrata in scena.

Il film è costato 55 milioni di dollari e le riprese sono durate dal 18 ottobre 1989 al 21 gennaio 1990. Tuttavia nonostante l’enorme investimento il film ha avuto una distribuzione molto limitata pertanto ha avuto un incasso esiguo ai botteghini. Come detto in precedenza, Richard C. Serafian firmò la regia come Alan Smithee, uno pseudonimo adottato dai registi americani che, per divergenze con la produzione o per ripensamenti professionali, rifiutano di firmare con il proprio nome.

Credits

Titolo originale: クライシス 2050 – Crisis Niju Goju Nen (“Crisis 2050”)– Paese di produzione: JAP-USA – 14 luglio 1990 – Durata: 118′ – Genere: tokusatsu – Produttore esecutivo: Takehito Sadamura, Takeshi Kawate – Produttori: Richard Edmund, Tsuneyuki Morishima, James Nelson – Produttore associato: Barbara Nelson – Casa di produzione: Bridge Entertainment Group, Trimark Pictures, Vidmark Entertainment, Gakken NHK Enterprise – Regia: Richard C. Serafian (come Alan Smithee) – Sceneggatura: Joe Gannon, Crispan Bolt, Ted Serafian (dal romanzo Kuraishisu Niju-Goju Nen di Takeshi Kawata) – Fotografia: Russell Carpenter – Direzione artistica: John Bruce – Design costumi: Roberto Turturica – Musica: Maurice Jarre, Michael Baddicker – Montaggio: Richard Trevor.
Cast. Charlton Heston: ammiraglio Kelso – Tim Matheson: Steve Kelso – Peter Boyle: Arnold Teague – Annabel Schofield: Alex Noffe – Corin Nemec: Mike Kelso – Tetsuya Bessho: Ken Minami – Jack Palance: Travis – Paul Koslo: Haas – Dan Shor: Harvard.
Edizione USA. Titolo: Solar Crisis – Esclusività home video: Trimark Pictures, Vidmark Entertainment, Gakken NHK Enterprise – Distribuzione: 1993 – Altri titoli: Starfire.
Edizione Italiana. Esclusività home video: RCS Editori Settore Film & TV – Distribuzione: 1995.

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