LA RISPOSTA DISNEY AL PRIMO “STAR WARS”, QUESTO FILM È DA CONSIDARARSI UNO DEI MIGLIORI CHE LA DISNEY ABBIA MAI PRODOTTO.

Quanti di voi ricordano The Black Hole – Il buco nero, la risposta Disney a Star Wars? Uscito nel 1979 con un budget superiore ai 25 milioni di dollari tra produzione e lancio pubblicitario, e con un incasso di quasi 40 milioni di dollari solo nel Nord America, fu il film più costoso di quegli anni e tra i primi 20 come film di successo commerciale. Ottenne anche due nomination ai premi Oscar lo stesso anno come miglior fotografia e migliori effetti speciali, che furono realizzati con costose tecniche di ripresa computerizzata (Automated Camera Effects System) e con il Matte SCAN System. Tra gli interpreti del film ci sono Ernest Borgnine e Anthony Perkins. Con questo film, la Disney, voleva ottenere alcuni obiettivi ben precisi: in primo luogo si voleva capire se la major hollywoodiana fosse in grado di produrre non solo film per bambini ma anche per adulti. Per farlo però si decise di creare un marchio ad hoc, una nuova casa di produzione: fu così che nacque la Touchstone Pictures, così da permettere di poter produrre film con un tono più maturo senza dover utilizzare il marchio Walt Disney, che sarebbe potuto risultare inappropriato. L’altro obiettivo, come accennato sopra, era che The Black Hole fosse la risposta della Walt Disney al film Star Wars.

In un futuro non prossimo, le nazioni della Terra, hanno inviato nello spazio astronavi con il compito di esplorare il cosmo alla ricerca di nuovi mondi abitabili, una di queste astronavi è la USS Palomino, con un equipaggio composto dal capitano Dan Holland, il primo uffciale Charlie Pizer, il robot V.I.N.CENT., come membri civili della missione vi sono il dottor Alex Durant, la dottoressa e sensitiva Kate McCrae e il giornalista Harry Booth.
Durante la loro missione esplorativa, si imbattono in un fenomeno astrofisico senza precedenti, trovandosi davanti l’affascinate spettacolo di un buco nero; infatti il buco nero secondo molte teorie, sono i resti di una stella morta che è implosa su se stessa creando un immenso vortice gravitazionale, capace di attirare verso di sé ogni cosa, dai piccoli corpuscoli ai pianeti e alle stelle stesse di ogni dimensione, strappandole dalle loro orbite originarie distanti anche anni luce; e che se si dovesse mai riuscire ad attraversarlo dall’altra parte del tunnel si è sempre ipotizzato che sbuchi in un altra galassia.
Però mentre tutti stanno osservando questo fenomeno a debita distanza, notano nelle vicinanze del buco nero, un oggetto misterioso che sembra sfidare l’attrazione gravitazionale del vortice, rimanendo in un orbita stazionaria senza subirne i terribili effetti. Il robot V.I.N.CENT. eseguendo una scansione più approfondita sull’oggetto misterioso, scopre che si tratta di un astronave, e da una ricerca più mirata e grazie anche alla dottoressa McCrae l’equipaggio della Palomino scopre che l’astronave misteriosa è la USS Cygnus un’altra astronave esplorativa scomparsa nel nulla senza lasciare traccia una ventina di anni prima, di cui il padre della McCrae faceva parte dell’equipaggio. Non rispondendo ai segnali radio, il capitano Holland, decide di rischiare e avvicinarsi al buco nero per poter osservare ed eventualmente attraccare alla Cygnus, per scoprire che cosa è successo al suo equipaggio per tutti questi anni, con non poca difficoltà, per sfuggire alla forza gravitazionale del vortice la Palomino riesce ad attraccare alla Cygnus.
Esplorando l’interno dell’astronave sembra che la Cygnus sia completamente deserta, infatti l’equipaggio della Palomino non trova traccia di anima viva, però giunti al ponte di comando, vedono che esso è in piena attività, infatti vi sono delle figure nere senza volto chine sulle varie console e a sorvegliare tale attività vi è un gigantesco robot, però ad accogliere l’equipaggio è un essere uomo rimasto fino in quel momento nell’ombra e si presenta a loro come il dottor Hans Reinhart, famoso scienziato astrofisico nonché anche comandante della Cygnus. Dopo le presentazioni Reinhardt spiega ai nuovi arrivati che per colpa di una pioggia di asteroidi, la Cygnus è rimasta gravemente danneggiata e la maggior parte dell’equipaggio è rimasta uccisa nell’incidente tra cui il padre della McCrae e che i pochi superstiti a bordo di alcune navette hanno provato a tornare sulla Terra per cercare aiuto, ma non si son più fatti vivi, Reinhart rimasto solo sulla Cygnus rifiutandosi di abbandonarla e temendo il peggio per gli altri membri dell’equipaggio, sfruttando le sue conoscenze di robotica ha creato dei servitori robot, i tizi senza volto appunto, per riparare l’astronave e ha creato anche Maximillian il gigantesco robot che gli fa da secondo in comando. Spiega anche loro, che nonostante la Cygnus dopo le riparazioni, ormai in grado di Tornare sulla Terra, egli aveva deciso di rimanere nello spazio e di studiarne i vari misteri, infatti si era imbattuto nel buco nero e grazie ad una sua scoperta che ha chiamato “gravità zero”, era riuscito a tenere la Cygnus in orbita stabile davanti al buco nero senza subirne le terribili conseguenze, così da averlo potuto studiare per tutti questi anni, infatti come ultima rivelazione, confida all’equipaggio della Palomino che non solo non intende far ritorno sulla Terra insieme a loro, ma vuole entrare con la Cygnus dentro il buco nero stesso per svelarne gli ultimi segreti.
Il capitano Holland rifiuta la controproposta di Reinhart, e chiede di poter utilizzare i mezzi e le scorte della Cygnus per effettuare alcune piccole riparazioni della Palomino, così da poter rientrare alla base, Reinhart acconsente alla cosa. Così mentre la McCrae e Durnat intrattengono Reinhart per sapere qualcosa di più sulle sue eccezionali scoperte con la speranza che egli voglia condividerle con loro, gli altri membri dell’equipaggio esplorano la Cygnus in cerca dei pezzi che servono per la loro astronave. Però mentre sono in giro notano alcune cose insolite, Holland per esempio oltre a trovare le stanze dell’equipaggio con i loro effetti personali ancora al loro posto, vede un gruppo di robot servitori che stanno celebrando un funerale nello spazio di uno di loro, mentre Booth invece si imbatte in un enorme serra agricola adibita alla produzione di scorte alimentari, da poter dare sostentamento ad almeno un centinaio di persone, accudita da un robot che che zoppica come se simulasse una persona dinoccolante.
Intanto Pizer e il robot V.I.N.CENT., si imbattono in B.O.B. un unità robotica ridotta piuttosto male in arnese, di una serie precedente a quella di V.I.N.CENT., questi rivela ai due che Reinhart si è inventato tutto, in realtà la Cygnus non venne danneggiata dagli asteroidi e che quando i membri dell’equipaggio gli si erano rivoltati contro per il suo rifiuto a ritornare sulla Terra, Reinhart grazie a Maximilian e ai robot di sicurezza, uccise la maggior parte degli ammutinati tra cui il padre della McCrae che era uno dei capi della ribellione, e ai superstiti gli riservò un destino quasi peggiore, li trasformò tutti in cyborg senza volontà con l’unico compito di servirlo per lavori per cui sono stati programmati. Pizer e V.I.N.CENT. insieme a B.O.B. Si riuniscono a Holland e Booth e gli spiegano tutto, Holland ordina a V.I.N.CENT. di mettersi in contatto con la McCrae grazie al loro legame telepatico, così egli rivela tutta la verità su Reinhardt; la McCrae avverte Durant che come prova egli si avvicina ad uno dei servitori robotici e togliendogli la maschera rivela un volto privo di vita ed emozioni, come una macchina.
Sconvolti e terrorizzati i due cercano di scappare dal centro di comando, ma Maximilian gli impedisce la fuga uccidendo Durant e catturando al McCrae, Reinhart ordina che la dottoressa venga portata in infermeria per trasformarla in uno dei suoi servi robot, e ordina alle sue guardie robot e a Maximilian di scovare ed eliminare gli altri membri della Palomino. Holland e Pizer assieme ai due robot V.I.N.CENT. e B.O.B. Riescono a salvare la McCrae prima che diventi anche lei un cadavere robotico come l’equipaggio della Cygnus, e mentre cercano di raggiungere la loro astronave, Booth temendo per la sua vita, cerca di scappare da solo a bordo della Palomino, abbandonando i suoi compagni al loro destino. Reinhard però non rimane a guardare e ordina che la Palomino venga immediatamente abbattuta, ironia della sorte l’astronave colpita si abbatte sulla Cygnus disattivando il congegno che genera il campo di “gravità zero”. La Cygnus così si trova in balia degli effetti gravitazionali del buco nero, attrae l’astronave verso di sé senza controllo, e mentre si sta avvicinando nel cono gravitazionale, sopraggiunge una tempesta di meteoriti attratti dal buco nero stesso che investe in pieno la Cygnus danneggiandola gravemente. Intanto Holland e i suoi cercano di raggiungere la navetta di emergenza per poter fuggire dalla Cygnus e allontanarsi dal buco nero.
Anche Reinhart ha avuto la stessa idea e ordina a Maximilian di preparare la navetta per il decollo, appena il gigantesco robot si allontana, un esplosione danneggia la centrale di comando, imprigionando Reinhart al suo destino e a nulla servono le implorazioni di aiuto verso i suoi servi robotici che continuano nel loro lavoro seguendo la programmazione inserita nei loro cervelli. Intanto Holland e i suoi stanno per raggiungere la navetta, quando si trovano davanti Maximilian con il chiaro intento di eliminarli, ne segue uno scontro furibondo dove Maximilian riesce ad abbattere B.O.B., ma viene sconfitto da V.I.N.CENT. E scagliato nello spazio verso il buco nero. Appena a bordo della navetta, il gruppo ha un amara sorpresa, infatti i comandi di bordo sono programmati per dirigersi verso il buco nero, così sia la navetta che quello che rimane della Cygnus si dirigono al suo interno. All’interno del buco nero, Reinhart si ritrova fuori dalla Cygnus e viene come fuso all’interno di Maximillian sucessivamente catapultato in un mondo completamente infuocato come se fosse uscito dall’inferno dantesco, come una sorta di guardiano degli inferi dannato per l’eternità.
Mentre invece Hollan, Pizer, McCrae e V.I.N.CENT., dopo un rocambolesco viaggio all’apparenza interminabile, riescono ad attraversare il buco nero fuoriuscendo in un punto ignoto dell’Universo vicino ad un pianeta che potrebbe essere abitabile e ospitare la vita umana.

«Per citare Cicerone l’avventatezza è la caratteristica della giovinezza, la prudenza è quella dell’età avanzata e la giudiziosità la parte migliore dell’audacia.»
– V.I.N.CENT.

The Black Hole è un ibrido che mostra, in parte, e sempre in maniera superficiale, ciò che la Disney avrebbe potuto essere e che, per paura, non è mai riuscita a diventare. Mi riferisco a quel continuo danzare sotto luci sulfuree che spaventano e che si radicano come le paure primordiali nella nostra infanzia, come quella dei mostri che dimorano sotto il nostro letto…

Da questo film sono nati personaggi robotici entrati nella nostra fantasia e la Touchstone Pictures, concepita per affrontare tematiche particolarmente legate al mondo degli adulti. Ma… io sono uno di quelli che se lo ricorda bene Fantasia. Che si ricorda la spaventosa Notte sul Monte Calvo, quando il male si ergeva tra tenebre purpuree in una sinistra sinfonia diabolica. Me la ricordo bene la Danza degli scheletri e la strega di Biancaneve. Il male esiste ed è un archetipo dell’inconscio, oltre che della favola. Negare la sua esistenza terribile significa sfornare sirenette, pesci parlanti doppiati da voci famose e altre cagate del nostro misero, edulcorato, presente… fin dalle primissime battute, l’odore di zolfo aleggia nel film. Il buco nero, il più grande che V.I.N.CENT. abbia mai analizzato, viene subito apostrofato come «un’immagine da inferno dantesco» da Booth che osserva l’ologramma del fenomeno proiettato sul ponte della nave; e la sensazione di stare guardando qualcosa di luciferino viene rafforzata da Pizer che, di lì a poco, rincara la dose: «Quando vedo uno di quelli mi aspetto che appaia un tizio vestito di rosso con le corna e un forcone…». Spettacolari e maestose sequenze, accompagnate dalla musica di John Barry, ci mostrano il buco nero e la Cygnus che sussiste immobile accanto ad esso, intatta.

Si gioca coi colori, col rosso del vestito del dottor Reinhardt, mefistofelico anche grazie ai capelli scarmigliati e alla barba incolta e con la vernice sanguigna che riveste il suo droide e compagno, Maximilian, muto e dotato di un unico visore rosso col quale scandaglia, conscio della propria immunità, i poveri mortali che incrociano il suo cammino. Si sentono tracce di Star Wars nei piccoli droidi e nelle sentinelle? Può essere, ma su tutti, ricordiamo, troneggia l’immagine di Robby il robot. Ispirate sicuramente a 2001: Odissea nello spazio, le sequenze del viaggio attraverso il buco nero. Maximilian è la versione di Robby libera dalle leggi della robotica, per questo non soggetta ad alcuna morale o rimorso di sorta. Esso è un esecutore ed è certamente ben poco disneyano il destino che riserva al dottor Durant, trivellato al torace da uno dei suoi bracci rotanti.

Dopo questo primo esperimento di film prodotti con altro marchio (in questo caso appunto la Touchstone), Disney iniziò a produrre altre pellicole. Basti pensare a Terrore dalla sesta luna e Starship Troopers che hanno saputo dimostrare la capacità di produrre film non solo per bambini ma anche per i loro genitori. The Black Hole all’epoca venne accolto dalla critica con pareri misti, e sucessivamente come sempre avviene per molti film, fumetti, libri e serie televisive, iniziò ad avere un suo seguito di appassionati diventando per il genere una specie di film cult. Bella la caratterizzazione del robot V.I.N.CENT., in quanto a differenza degli altri robot che sono presenti nel film, privi non solo di voce, ma anche di “anima”, è ben più di una unità robotica. Per certi versi ricorda un po’ l’atteggiamento di R2D2 e C3PO di Star Wars, una sorta di Grillo Parlante per l’equipaggio della Palomino; divertenti infatti sono gli scambi di battute tra V.I.N.CENT. e il signor Pizer. Insomma, quasi “vecchio saggio” della situazione che oltre a fare il suo dovere di unità robotica, dispensa anche utili perle di saggezza.

Per quanto riguarda il resto del film, tra trama ed effetti speciali reputo che sia molto ben fatto, anche i dialoghi e gli interpreti sono molto azzeccati, specialmente il personaggio del “cattivo” Hans Reinhart che incarna lo spirito folle ed intrepido degli esploratori del passato, che non si fermavano davanti a nulla per raggiungere il loro obiettivo, anche se questo li avrebbe marchiati come pazzi, traditori o eretici. Spettacolare anche il finale, con i protagonisti che, attraversando il buco nero sembrano quasi al contempo passare una specie di portale “spirituale”. Qui il buco nero sembra essere una specie di metafora della divisione tra bene e male, infatti Reinhart e come se finisse all’Inferno mentre Holland e compagni invece raggiungono il “Paradiso”. Come se il buco nero fosse non un fenomeno fisico, ma una forza vivente che possa giudicare l’animo umano in base alle azioni che egli ha compiuto.

C’è spazio per molta retorica, non ultima l’umanizzazione estrema di V.I.N.CENT. e ancor di più di B.O.B. che tenta di attirare su di sé e sul suo corpo deforme un senso di pietà e che trema quando si sente minacciato dagli altri androidi. C’è il tradimento e la sua punizione, per contrappasso, nelle azioni codarde di Harry Booth che fugge dalla Cygnus lasciando al proprio destino i suoi amici salvo poi essere distrutto subito dopo dai cannoni della nave madre. E c’è una spettacolare visione infernale nelle sequenze finali del film, quando Maximilian che ha assimilato in sé il dottor Reinhardt, domina silente un panorama di roccia, lava e desolazione, l’Inferno.

Non immune a errori di sorta, mani di attrezzisti che compaiono nelle inquadrature, sequenze che scorrono al contrario, fili visibili, decompressione che non danneggia nessuno, asteroidi che si infiammano in assenza di atmosfera, ecc… Il film è una sinfonia riuscita a metà. I suoi robot sono entrati nell’immaginario degli appasionati, compreso il mio; io che ero orgoglioso proprietario di un modellino di V.I.N.CENT. All’epoca, tutto il male emanato da Maximilian, non mi sembrava affatto evidente. Ovviamente vi sono alcune pecche per quanto riguarda le teorie fisiche sul buco nero, ma considerando l’anno in cui è stato prodotto, la scienza ha fatto passi da giganti e possiamo eventualmente perdonare certi “errori”.

Dunque, al di là di questa annotazione critica “scientifica”, questo film è da considerare uno dei migliori che la Disney abbia mai prodotto, un film che avrebbe potuto e dovuto essere più coraggioso, ma che già allora si trovò costretto ad ubbidire alle leggi del mercato e a non deludere le aspettative di chi identificava la Disney con la quintessenza del cinema caramellato, in barba al sottile fascino del male.

Il robot V.I.N.CENT.

Membro dell’equipaggio della USS Palomino, V.I.N.CENT. è il primo a identificare la USS Cygnus, precedentemente ritenuta dispersa, sull’orizzonte degli eventi di un buco nero. Accompagna l’equipaggio sulla nave per investigare e successivamente incontra B.O.B., un robot vecchio modello imbarcato sulla Cygnus. L’amicizia tra V.I.N.CENT. e B.O.B. porta alla rivelazione dell’imminente minaccia per equipaggio della Palomino a bordo della Cygnus, rappresentata dal capitano della nave, il dottor Hans Reinhardt, che ha trasformato il suo stesso equipaggio in una massa di schiavi umanoidi privi di volontà. V.I.N.CENT. riesce anche a sconfiggere Maximillian, il terribile robot guardiano a bordo della Cygnus, salvando così il resto dell’equipaggio e permettendone la fuga. Il nome V.I.N.CENT. è l’acronimo di “Vital Information Necessary CENTralized” (in italiano “Informazioni Vitali Necessarie Centralizzate”). Usualmente si muove fluttuando nell’aria ma è provvisto di “piedi” magnetici che usa per spostarsi sugli scafi esterni delle navi. È dotato di una grande quantità di accessori, incluso un cavo di aggancio, cannoni laser retrattili, tenaglie estendibili e un trapano. Condivide inoltre un collegamento ESP con uno dei membri dell’equipaggio, la dottoressa Kate McCrae. Nel romanzo basato sulla sceneggiatura del film il link è stabilito grazie a un modulo ESP impiantato nei due. V.I.N.CENT. sembra essere programmato con un grande ammontare di saggezza popolare e con la necessità di tirarla fuori con gli altri membri dell’equipaggio. Sembra che questo comportamento sia intenzionale e più che essere un malfunzionamento.

Credits

Titolo originale: The Black Hole – Paese di produzione: USA – Anno: 1979 – Durata: 98’ – Genere: fantascienza – Regia: Gary Nelson – Soggetto: Jeb Rosebrook, Bob Barbash, Richard H. Landau – Sceneggiatura: Jeb Rosebrook, Gerry Day – Fotografia: Frank V. Phillips – Montaggio: G. Gregg McLaughlin – Musiche: John Barry – Scenografia: Frank R. McKelvy, Roger M. Shook – Costumi: Bill Thomas.
Cast. Maximilian Schell: dottor Hans Reinhardt (Antonio Colonnello) – Robert Forster: capitano Dan Holland (Giacomo Piperno) – Joseph Bottoms: tenente Charles Pizer (Claudio Sorrentino) – Yvette Mimieux: dottoressa Kate McCrae (Laura Gianoli) – Anthony Perkins: dottor Alex Durant (Dante Biagioni) – Ernest Borgnine: Harry Booth (Mario Bardella) – Roddy McDowall (voce): V.I.N.CENT. (Carlo Reali) – Slim Pickens (voce): B.O.B. (Giuliano Persico) – Gary Nelson: drone a cui è tolta la maschera (non accreditato).

Annunci